Primo Manifesto 1980

Queste nostre espressioni riunite hanno tutta l’aria di essere il manifesto mondiale di una nuova corrente creatrice, ma è a una concreta presa di coscienza che miriamo più che a una rivoluzione.

Non sono i rivoluzionari che cambiano la società, è la società che va verso di loro. Rivoluzionari sono coloro che avendo compreso prima degli altri qual è il corso dei tempi cercano di accelerarlo soprattutto facendo sì che molte energie latenti non si perdano nella tristezza della notte, in quella solitudine da cui molti credevano di essere avvolti. Offrono inoltre le condizioni di approfondire ciò che era stato appena percepito.

Le grandi correnti non si sono affermate in virtù di manifesti (anche se li hanno avuti). È stata la società a cambiare. I loro primi rappresentanti hanno fatto, in altri termini, quello che facciamo noi dell’INI (Internazionale Novatrice Infinitesimale), la più grande corrente dopo l’Illuminismo e il Romanticismo (e, per il maturare dei tempi, di più vasta e duratura portata).

 

Ci direte però che ci esprimiamo ancora con le vecchie parole – « Voi parlate, usate parole conosciute » –. È vero ! Noi dell’Internazionale Novatrice Infinitesimale siamo i primi ad averne coscienza. I futuristi volevano abolire la sintassi, ma la usavano; i dadaisti volevano distruggere « tutto », ma scrivevano manifesti e facevano poesia, arte, teatro, filosofia, « tutto »; i surrealisti volevano un linguaggio automatico, ma riflettevano a lungo raggiungendo in pittura il virtuosismo più sconcertante. Noi abbiamo capito che la vecchia parola (anche quella pittorica, architettonica, musicale, ecc.) è un « genere » che raccoglie tutti i vecchi « generi letterari » ormai deboli. Essa è il nostro antico dialetto che può continuare a vivere, ora, con dignità rinnovata. Ci saranno forse altri Aristofane, Dante, Camões, Cervantes, Shakespeare, Racine, Goethe, Rimbaud, ma accanto a loro altri creatori internazionali nel campo della voce umana scritta, parlata, articolata, gridata di qua o di là dalle parole. Creatori che non conosceranno il problema della traduzione sempre discutibile, delle barriere linguistiche, dell’invecchiare del tempo.

L’avanguardia pure è un « genere », il più importante storicamente dopo quelli dell’antichità, perché ha portato il mondo verso di noi, verso la sua scienza sempre in evoluzione (al momento chimica, elettronica : si pensi, per esempio, agli audiovisivi in rapporto alla poesia visiva, alla poesia sonora).

 

Le lettere o insieme inedito di lettere non rappresentano lo stesso suono, per tutti gli uomini. Per pronunciare lo stesso suono, il francese scrive in un modo (esempio : ou), l’italiano in un altro (esempio : u). La nostra poesia invece può essere letta da tutti perché adottiamo i simboli dell’Associazione Fonetica Internazionale.

Anche in questo noi siamo i primi, ad aver adottato l’unica soluzione oggi veramente universale. Di lettura e di scrittura estremamente facile, i simboli fonetici internazionali sono adottati persino nei vocabolarietti a uso turistico.

È inutile d’altronde circoscrivere il dominio dell’arte come hanno fatto tutti i teorici fino a oggi. La creazione non ha fine, è infinitesimale. I futuristi predicavano la velocità, le parole in libertà, l’immaginazione senza fili; i dadaisti l’abolizione delle regole; i surrealisti l’onirico e il linguaggio automatico, noi dell’INI, l’INFINITESIMALE.

 

Se l’autunno ci può affascinare, se l’estate ci può stordire, è la primavera la vera stagione mentale della creazione.

 

Noi siamo coetanei di poeti concreti, sonori, visivi. Questi fino a ieri si sono combattuti fra loro e hanno combattuto insieme i poeti non creatori. Riteniamo questo uno sbaglio, e perché da una parte vi era il denominatore comune di nuove sperimentazioni, e perché dall’altra sappiamo che il creatore di oggi sarà il poeta di domani. Non vi sono più spazi per le battaglie personali o di gruppo, ma piani diversi di poesia, pittura, di CREAZIONE.

Riassumendo, l’INI è lo spirito nuovo che opera già anche senza la nostra presenza nella mente degli uomini fecondata dal tempo come è avvenuto in periodi precedenti col Rinascimento, l’Illuminismo, il Romanticismo. Noi siamo soltanto operai e nuovi creatori.

L’INI è stata presentita dal Futurismo, dal Dadaismo. (E tutti i grandi studi sul linguaggio, tutti i nuovi strumenti critici a favore della forma e a discapito del contenuto, tutte le nuove discipline del linguaggio altro non hanno fatto che annunciare la morte della parola e, in sostanza, affermare la necessità di una nuova espressione : la nostra).

Noi non ci gloriamo di questa presa di coscienza perché la sponda su cui approdare era vicina.

Parigi, 11 settembre 1980.

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